WHO e la definizione di pandemia

WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi UlrikeS » mar nov 17, 2009 8:53 am

Da qualche mese sul web e nei media circola ampiamente la notizia che all'inizio di maggio l'OMS avrebbe cambiato di nascosto la propria definizione di pandemia per poter dichiarare l'attuale pandemia con lo scopo di arricchire l'industria farmaceutica. Ho indagato a fondo questa notizia e di seguito spiego che cosa ho scoperto. Inserisco gli screenshots delle fonti a cui mi riferisco. Per collegarsi con i documenti originali di ciascun'immagine basta cliccarci sopra, così tutti possono verificare di persona.

La prima volta che ho letto questa notizia è stato il 7 settembre 2009 quando un pediatra aveva mandato un file con la posizione ufficiale del ACP (Associazione Culturale Pediatri) sull'influenza A/H1N1 (2009) ad una mailinglist alla quale partecipo. In questa lettere veniva fatto riferimento (screenshot #1) ad un'intervista al dott. Tom Jefferson, pubblicata nella rivista tedesca "Der Spiegel".Il titolo è "'A Whole Industry Is Waiting For A Pandemic'" (= Un'intera industria è in attesa di una pandemia) (screenshot #2).

Screenshot #1
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Sceenschot #2
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Traduzione delle parole segnate in giallo nello screenshot #2:

Jefferson: "Non pensa che il fatto che l'OMS abbia cambiata la definizione di pandemia sia notevole? La vecchia definizione era un nuovo virus che si diffondeva velocemente, per cui non si aveva nessuna immunità e che causava un'alto numero di malati e un'alta mortalità. Ora, le ultime due sono state cancellate, e con questo cambiamento è stato possibile catalogare l'influenza suina come pandemia."


La cosa mi è sembrata molto strana. Non è assolutamente un comportamento che uno si potrebbe aspettare dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Volevo vederci chiaro.

Col passare delle settimane la mia raccolta di pagine web, interviste su giornali italiani e di lingua tedesca, trasmissioni alla TV tedesca (varie volte al ZDF, poi al canale Arte), e italiana ("Exit" su LA7) nei forum di discussioni sul web, ed in tantissimi siti, blog (come quello del giornalista austriaco Bert Ehgartner) e addirittura fra i news del Cochrane Germania e in un'articolo pubblicato sul British Medical Journal, su You Tube etc. cresceva.

Tutti riportavano, come prova, il fatto che all'inizio di maggio nel sito dell'OMS alla pagina con il titolo "Pandemic preparedness" erano state eliminate le parole "con un enorme numero di morti e malattia"(vedi versione vecchia: screenshot #3). Secondo tutte queste persone, la metà di una frase che si trovava in una delle migliaia pagine del sito dell'OMS rappresentava la loro ufficiale "definizione di pandemia". Fra la volontà dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di dichiarare la pandemia c'era di mezzo un ostacolo: 4 parole che si trovavano in una singola pagina del loro immenso sito. Gli esperti internazionali e i ministeri della salute del mondo con cui l'OMS aveva elaborato un piano pandemico non sapevano che cosa sia una pandemia e non se ne sarebbero accorti se l'OMS avesse cambiato in segreto la definizione, togliendo 4 (!!!) parole dal sito. Oppure - una spiegazione alternativa - erano tutti d'accordo.E tutto per arricchire i produttori dei vaccini. Questo è quello che sembrano credere le tante persone che diffondono la notizia.

Screenshot #3 - Versione fino all'inizio di maggio 2009
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Traduzione della voce "An influenza pandemic" dello screenshot #3

"Una pandemia d'influenza occorre quando un nuovo virus influenzale, contro cui la popolazione mondiale non ha nessuna immunità, appare causando simultaneamente molte epidemie in tutto il mondo, con un enorme numero di morti e di malattia. Con l'aumento del trasporto globale e di communicazione, come anche l'urbanizzazione e le condizioni di sovrappopolamento, con ogni probabilità le epidemie causate da un nuovo virus influenzale si diffonderanno velocemente in tutto il mondo."

Screenshot #4 - Versione aggiornata all'inizio di maggio 2009
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Traduzione della voce "What is an influenza pandemic?" dello screenshot #4

"Che cosa è una pandemia di influenza?

Un'epidemia di un malattia si verifica quando la frequenza della malattia aumenta. Una pandemia è un'epidemia a livello mondiale. Una pandemia di influenza può accadere quando un nuovo virus dell'influenza compare contro cui la popolazione mondiale umana non ha nessuna immunità. Con l'aumento nel trasporto globale, l'urbanizzazione e le condizioni di sovrappopolamento in alcune zone, le epidemie dovuto ad un nuovo virus dell'influenza possono diffondersi in pochissimo tempo in tutto il mondo trasformandosi più velocemente di prima in una pandemia. L'OMS ha definito le fasi di una pandemia per fornire una struttura globale per poter aiutare i paesi nella preparazione e pianificazione. Le pandemie possono essere moderate o severe per quanto riguarda la malattia e la mortalità e la severità di una pandemia può cambiare nel corso della pandemia."



Apro una parentesi:

Alcuni dei siti che riportano la notizia con i link alla pagina originale e quella cambiata, fanno rimarcare che le parole che successivamente sono state eliminate dall'OMS erano scritte addirittura in grassetto nel documento originale. Ma questo dipende solo dal fatto che in quei casi il link portava ad una pagina Google cache che mette in grassetto le parole della ricerca stessa. Per esempio se fossero state cercate le parole "new influenza virus" nella pagina Google cache apparirebbero queste parole in grassetto mentre "enormous numbers of deaths and illness" sarebbe scritto in caratteri normali. Infatti, nell'originale non erano in grassetto, come si può vedere dallo screenshot #3.

Screenshot #5 - dal sito "Attenti alle Bufale"
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Screenshot #6 - dal sito "Attenti alle Bufale"
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A proposito, questo Peter Doshi dello screenshot #6 (ingrandito nello screenshot #7) non è uno "sociologo statunitense", come lo presenta "Attenti alla Bufala" ma ...

Screenshot #7
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...uno studente

Screenshot #8
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Screenshot #9 - un'altro esempio dove si legge che nel testo originale dell'OMS le parole erano scritte in grassetto (articolo sul Center for Medical Consumers)
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Tutti fanno riferimento al seguente documento che fa vedere le parole in grassetto solo per il motivo che ho descritto prima e come se può leggere nello screenshot #11

Screenshot #10
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Screenshot #11
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Traduzione delle parole evidenziate in giallo dello screenshot #11: "Queste parole di ricerca sono evidenziate: "


Chiudo la parentesi.

Concentriamoci ora ai fatti.

Secondo le mie ricerche la cosa è nata all'inizo di maggio quando un giornalista del CNN aveva fatto presente ad una portavoce dell'OMS che nel loro sito c'era scritto "enormous numbers of deaths and illness". La portavoce Natalie Boudou ha richiamato il giornalista dicendo che quella definizione era un errore e che perciò l'avevano tolta dalla pagina.Le testuali parole della portavoce dell'OMS vengono riportate dal giornalista così: "Si tratta di un errore e ci scusiamo per la confusione creata. Questa (definizione) era stata scritta tanto tempo fa e dipinge un quadro piuttosto deprimente e potrebbe fare molta paura." L'articolo sul sito del CNN prosegue poi così: "La definizione è che "pandemia" indica epidemie in almeno due delle regioni nelle quali l'OMS suddivide il mondo ma non ha niente a che fare con la severità della malattia o il numero dei morti." Fonte: vedi screenshot #12

La correzione della descrizione errata che il giornalista aveva fatto presente all'OMS sembra essere avvenuta lunedì, 4 maggio 2009

Screenshot #12 - CNN - 4/5/09
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Traduzione dello screenshot #12:

Fino a lunedì mattina, l'OMS aveva nel proprio sito web una definizione che diceva che un'influenza pandemica causa " un numero enorme di morti e malattia". Un giornalista del CNN lo aveva fatto presente e la portavoce Natalie Boudou richiamò il giornalista dicendo che quella definizione era un errore e che perciò l'avevano tolta dal sito dell'OMS.

"Si tratta di un errore e ci scusiamo per la confusione creata. Questa (definizione) era stata scritta tanto tempo fa e dipinge un quadro piuttosto deprimente e potrebbe fare molta paura."

La definizione corretta è che "pandemia" indica epidemie in almeno due delle regioni nelle quali l'OMS suddivide il mondo ma non ha niente a che fare con la severità della malattia o il numero dei morti.


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Ancora prima degli eventi appena descritti, che hanno portato alla rimozione della descrizione errata, il CNN aveva pubblicato vari articoli sulla nuova influenza. Ecco alcuni esempi di come spiegavano che cos'è una pandemia:

Screenshot #13 - Glossario sulla nuova influenza del CCN pubblicato il 27/04/09:
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Traduzione dello screenshot # 13

Una pandemia, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, è quando un'epidemia prende proporzioni globali. L'OMS afferma che questo accade più facilmente quando un nuovo virus emerge, e aggiunge "siccome il virus è nuovo, il sistema immunitario della popolazione ha poca o nessuna immunità pre-esistente. Le persone che contraggono un'influenza pandemica hanno perciò una più alta probabiltà di un decorso più grave rispetto all'influenza stagionale."


Screenshot #14 - Intervista del CCN del 27/4/09
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Traduzione dello screenshot #14

Domanda: Che cosa intende l'OMS quando dice che l'influenza suina ha "potenziale pandemico"?

Risposta: Se il virus si diffonde su vaste aree geografiche e colpisce grandi segmenti di una popolazione, un "epidemia" diventa una "pandemia".



Screenshot#15_a - CNN - 27/4/09
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Screenshot#15_b - CNN - 27/4/09
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Traduzione dello screenshot #15_a

Lunedì l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha aumentato il livello di allerta pandemica in risposta all'epidemia di influenza suina che originata nel Messico. Muovere l'allerta dal livello 3 al livello 4 sulla scala di sei livelli di allerta pandemica dell'OMS significa che il world body ha determinato la capacità del virus di essere trasmesso in modo significativo da uomo a uomo - un passo importante verso una pandemia di influenza, ha detto il Dr. Keiji Fukuda, l'assistente del direttore generale dell'OMS.


Traduzione dello screenshot#15_b
Ricercatori cercano di scoprire con quanta facilità il virus può trasmettersi da persona a prersona. Fukuda, l'assistente del direttore generale del WHO dice che è ancora troppo presto per sapere se la pandemia sarà blanda o seria.


Evidentemente non c'erano dubbi qual'era e tuttora è la definizione di "pandemia", sia prima di maggio che nei mesi dopo la rimozione delle parole. Non so esattamente quando è nata la bufala, comunque la "pandemia delle citazioni" :wink: si è diffusa in modo evidente a partire da settembre, ben 4 mesi dopo il presunto e nascosto cambiamento della definizione da parte dell'OMS. In questi 4 mesi quindi nessuno ci avrebbe fatto caso e gli esperti internazionali nemmeno fino ad oggi...

Il 22 maggio 2009 c'è stata una conferenza ed ecco due esempi che provano che la definizione di pandemia dell'OMS non comprendeva la severità della malattia:
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Screenshot #16
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Traduzione delle frasi in giallo dello screenshot #16:

Nell'attuale struttura di allerta pandemica la fase 6 è stata definita così: "un'epidemia in almeno un paese in una regione WHO diversa in aggiunta al criterio definito nella fase 5." La fase 5 definisce una trasmissione del virus da uomo a uomo in almeno due paesi in una singola regione WHO.

Screenshot #17
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Traduzione delle frasi in giallo dello screenshot #17

Oggi alcune nazioni hanno sollecitato l'Organizzazione Mondiale della Salute di cambiare i criteri con i quali viene decisa la dichiarazione di una pandemia.

Il sistema attuale dell'OMS focalizza sulla diffusione del virus senza considerare la severità della malattia.


Screenshot #18
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Traduzione delle frasi in giallo dello screenshot #18
Ma l'OMS non sembrava condividere l'idea di un concetto per stabilire misure universali di severità della pandemia.

"Non è davvero possibile stabilire globalmente la severità e l'impatto generale su una società a causa delle condizioni uniche di ciascuna comunità in paesi diversi. E all'interno di un paese l'impatto sarà diverso nelle varie popolazioni.


Screenshot #19 - "Wissenschaft im Brennpunkt" - trasmissione del 25 ottobre 2009 Deutschlandfunk
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Traduzione dello screenshot #19

Già a suo tempo l'OMS era stata criticata di essere troppo allarmistica perché anche se è vero che il virus H1N1 è molto infettivo, è altrettanto vero che non è estremamente pericoloso. La maggior parte delle infezioni ha un decorso leggero. In rari casi però il virus attacca i polmoni entro 24 - 48 ore causando una polmonite molto pericolosa. Questo grave decorso riguarda soprattutto i giovani, i malati cronici, gravemente obesi e donne incinte. Però la severità della malattia non è un criterio della definizione di pandemia dell'OMS e non può essere diversamente, sottolinea il portavoce dell'OMS Dr. Gregory Hartl.

"Solo dopo si può, e anche solo in modo aprossimativo, stimare la severità di una pandemia di influenza. Per noi è importante sapere che un nuovo virus, contro cui le persone non sono immuni, si diffonde velocemente. Le autorità devono prepararsi per questa evenienza per proteggere la popolazione."


Le fasi di allerta pandemica dell'OMSe e la descrizione delle singole fasi si possono vedere qui:

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Ognuno può ora farsi un'opinione personale su questa faccenda sulla base delle informazioni che sono riuscita a raccogliere. Sono convinta che sia sempre molto importante valutare le cose basandosi sui fatti, ovvero sulla migliore conoscenza attuale dei fatti, e non sulle dicerie. Altrimenti si rischia di prendere decisioni sbagliate che possono a volte causare gravi danni, inclusa la morte.
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi marcellop » lun nov 23, 2009 12:30 am

Bellissimo post, spero che metta la parola fine a questa storia. Vorrei solo aggiungere che come si legge dal sito OMS, a questo link:

http://www.who.int/csr/resources/public ... 2005_5/en/

la definizione di pandemia è stata effettivamente modificata dall'Aprile 2009. La nuova definizione è quella cui si fa comunemente riferimento, con le 6 fasi e lo schema grafico che hai riportato. La precedente definizione è in un documento del 2005 ancora accessibile a questo link:

http://www.who.int/csr/resources/public ... 2005_5.pdf

In quest'ultimo la fase 6 viene semplicemente definita così:
Phase 6. Increased and sustained transmission in the general population.


Si capisce che la definizione sia apparsa un po' vaga e che si sia sentito il bisogno di modificarla. Comunque chi cercasse in questo documento dei riferimenti alla severità della malattia li potrà trovare, ma a proposito della distinzione tra le fasi 3, 4 e 5, ossia con riferimento alla valutazione del rischio di una pandemia prima della fase pandemica vera propria.

Come dici tu, è assurdo pensare che le autorità sanitarie di tutto il mondo si siano basate per la loro preparazione sul contenuto di una pagina web, quindi chi ha alimentato questo baccano può difficilmente essere considerato in buona fede.

Marcello
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi UlrikeS » sab nov 28, 2009 12:13 pm

Un interessante articolo di Anna Meldolesi del 4 giugno 2009: "E' pandemia, ma non si dice."

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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi sergio » mer dic 02, 2009 6:18 pm

Trovo molto interessante questo topic, ma mi pare ci sia ancora da chiarire qualcosa.
In particolare, non mi pare di trovare alcuna definizione di pandemia nei documenti citati da marcellop, ma solo la pianificazione di fasi secondo la diffusione del contagio. Non a caso, come lui nota, nel documento del 2005 si parla di pandemia in termini un po' vaghi. Mi chiedo: non sarà che le definizioni vanno cercate altrove?
Ho trovato infatti qualcosa che mi sembra più simile ad una definizione di pandemia in un altro documento, nel quale si stabiliva il ruolo del WHO in relazione alle pandemie.Anche lì c'era la definizione di fasi, ma una di queste, la fase 1, mi sembra particolarmente significativa perché stabiliva in che situazione il WHO dichiarava che era in atto una pandemia e, con ciò, faceva scattare i piani di risposta. Allora (1999) si scriveva:

«The Pandemic will be declared when the new virus sub-type has been shown to cause several outbreaks in at least one country, and to have spread to other countries, with consistent disease patterns indicating that serious morbidity and mortality is likely in at least one segment of the population» (http://www.who.int/csr/resources/publications/influenza/whocdscsredc991.pdf).

Il grassetto è mio, perché mi sembra evidente la somiglianza con quella definizione che sarebbe finita (o rimasta) su una pagina Internet per errore e sarebbe quindi stata corretta pochi mesi fa.
In sostanza, mi sembrerebbe importante cercare di capire cosa è eventualmente cambiato nei criteri alla basa della dichiarazione di pandemia, l'atto formale che, se non intendo male, fa scattare i piani di risposta.
Magari provo a continuare a cercare, ma se qualcuno con maggiore familiarità con i documenti del WHO ci arrivasse prima.... grazie!
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi UlrikeS » mer dic 02, 2009 6:38 pm

Io ho trovato per esempio questo:

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L'OMS ha lavorato per alcuni anni alla revisione del piano pandemico. Qui si può vedere in che modo lavorano. E' infinitamente diverso dal "cancellare di nascosto 4 parole da una pagina". Il documento definitivo, che è stato pubblicato nel aprile 2009 si può scaricare cliccando sull'immagine:

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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi sergio » mer dic 02, 2009 7:44 pm

UlrikeS ha scritto:L'OMS ha lavorato per alcuni anni alla revisione del piano pandemico. Qui si può vedere in che modo lavorano. E' infinitamente diverso dal "cancellare di nascosto 4 parole da una pagina".

Sicuramente!
Infatti mi pare (sto continuando a cercare) che le cose stiano un po' diversamente.
Ho trovato una "conferenza stampa virtuale" di Gregory Hartl, portavoce del WHO per epidemie e pandemie, e Keiji Fukuda, assistente direttore generale ad interim del WHO, in cui la faccenda viene spiegata in termini comprensibili anche ai non esperti:
http://www.who.int/mediacentre/influenzaAH1N1_presstranscript_20090526.pdf
Siamo al 26 maggio scorso.
Si discute, tra l'altro, della "severity", della gravità. Cioè, in sostanza, di quella elevata morbilità e mortalità di cui si parlava nel documento del 1999. Provo a sintetizzare cosa si dice al riguardo, ringraziando fin d'ora per eventuali correzioni / integrazioni.
Fukuda dice fin dall'inizio che ci sono molte domande da parte di vari paesi sulla "severity", sul suo ruolo nel passaggio da una fase ad un'altra. Fornisce una prima risposta basata sulle possibili diverse valutazioni della "severity", anche in paesi diversi.
Poi Martin, di Science Magazine, chiede espressamente come mai, la "severity" non è inclusa nel sistema di alert.
Fukuda risponde che c'è stato un cambiamento: le prime versioni delle fasi del piano di risposta alle pandemie tenevano in considerazione vari parametri, tra cui la "severity" (che infatti è chiaramente presente nel documento del 1999), l'evoluzione dei virus, il contagio. L'esperienza, dice Fukuda, ha mostrato che l'utilizzo di diversi parametri rendeva la definizione delle fasi troppo confusa e si è quindi deciso di semplificare per facilitare l'interpretazione e l'applicazione del piano di risposta.
In sostanza, mi pare di capire che:
a) un cambiamento nella "definizione di pandemia" c'è effettivamente stato, ma non è avvenuto nel maggio scorso; a quanto mi pare di capire, risale al 2005, e questo sembra corrispondere con quanto detto dalla portavoce Natalie Boudou: a maggio è stato corretto un errore, è stata cioè corretta una definizione risalente (almeno) al 1999 e già rivista nel 2005;
b) il cambiamento consiste effettivamente nella eliminazione del parametro "severity", della gravità in termini di morbilità e mortalità, in favore di una semplificazione basata sull'adozione della diffusione del contagio come criterio principale.
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi UlrikeS » mer dic 02, 2009 9:52 pm

Grazie Sergio, questa press-conference è un'ulteriore conferma che non è vero che l'OMS ha tolto nel mese di maggio dalla definizione "enormi numeri di morti e malati" per poter avanzare dalla fase 5 alla fase 6 e dichiarare che c'è una pandemia.

A parte questo la pandemia c'è e se ne infischia delle definizioni. Per fortuna al momento non è grave e speriamo che rimanga così.
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi sergio » mer dic 02, 2009 11:02 pm

UlrikeS ha scritto:Grazie Sergio, questa press-conference è un'ulteriore conferma che non è vero che l'OMS ha tolto nel mese di maggio dalla definizione "enormi numeri di morti e malati" per poter avanzare dalla fase 5 alla fase 6 e dichiarare che c'è una pandemia.

Direi anzi che i giornalisti insistessero: perché non passate alla fase 6 visto che secondo il piano potreste farlo? Per non creare panico, era la risposta.
D'altra parte, mi pare di capire che i giornalisti chiedessero pure: perché non dire chiaro "è fase 6, ma di una pandemia debole?".
Stando a quando riportato qui (sì, sto ancora cercando...), alcuni paesi avevano chiesto a WHO di includere la "severity" perché, essendo la A palesemente blanda, "shouldn't make the cut"; e Fukuda avrebbe detto che la dichiarazione del passaggio alla fase 6 sarebbe stata accompagnata -- come mi pare di ricordare sia stato -- da una dichiarazione circa la gravità, cioè la non-gravità, per «aiutare la gente a capire che non tutte le pandemie sono come la spagnola del 1918». Non è bastato.
Alcuni governi si sono dimostrati saggi (va be', la Polonia in modo più "spettacolare" che la Finlandia), ma in tanti paesi, incluso il nostro, il panico che il WHO voleva evitare invece c'è stato: morti sospette, magari dovute a tutt'altro (ultimo esempio il bimbo di Lecce), contate come in bollettini di guerra, milioni di dosi di vaccino acquistate e destinate a restare inutilizzate, visto che i medici per primi non si vaccinano e consigliano di non vaccinarsi.
Insomma, appare evidente che qualcosa non ha funzionato, che gli sforzi in corso dovranno continuare, che la definizione delle fasi e del passaggio dall'una all'altra non è ancora ottimale, che bisognerà tornare in qualche modo a tenere conto della "severity". Tanto che un Silvio Garattini -- della cui competenza e correttezza mi pare difficile dubitare -- ha detto: «È impopolare dirlo, ma l'Organizzazione mondiale della sanità ha commesso errori grossolani nella comunicazione. Che senso ha parlare di pandemia quando si sa da sempre che qualsiasi tipo di influenza colpisce in tutto il mondo?» (http://anchesetuttinoino.splinder.com/post/21546426/INTERVISTA+AL+PROF.+GARATTINI+).

E allora c'è poco da stupirsi se tanti, magari tenendo presenti le dure accuse lanciate dalla Commissione Nazionale di Bioetica contro la scarsa correttezza dell'industria farmaceutica e la sua influenza anche sulle pubbliche amministrazioni (http://www.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf, soprattutto pagg. 13-14), si regolano come Andreotti: a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

PS: Ho notato il link a http://www.allattiamo.it/ e ho dato un'occhiata. Mi piace. Anche se sono "solo" un padre, penso che tu sia una buona madre ;-)
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi UlrikeS » gio dic 03, 2009 10:56 pm

Oggi l'OMS ha risposto alle voci critiche che sospettano rapporti illeciti fra l'OMS e l'industria farmaceutica:


WHO use of advisory bodies in responding to the influenza pandemic
Pandemic (H1N1) 2009 briefing note 19

3 DECEMBER 2009 | GENEVA -- WHO is aware of some concerns, expressed in the media, that ties with the pharmaceutical industry among experts on the Organization’s advisory bodies may influence policy decisions, especially those relating to the influenza pandemic.

WHO has historically collaborated with the pharmaceutical industry for legitimate reasons. Efforts to improve health depend on better access to high-quality and affordable medicines, vaccines, and diagnostics. Medical interventions, including antiviral drugs, vaccines, and diagnostic tests, have long been recognized for their role in mitigating the health impact of an influenza pandemic. Pharmaceutical companies play an essential role in this regard and WHO has engaged with them to pursue its public health objectives.

Conflicts of interest: safeguards in place

Potential conflicts of interest are inherent in any relationship between a normative and health development agency, like WHO, and a profit-driven industry. Similar considerations apply when experts advising the Organization have professional links with pharmaceutical companies. Numerous safeguards are in place to manage possible conflicts of interest or their perception.

External experts who advise WHO are required to provide a declaration of interests that details professional or financial interests that could compromise the impartiality of their advice. Procedures are in place for identifying, investigating and assessing potential conflicts of interest, disclosing them, and taking appropriate action such as excluding an expert from participating in a meeting.
International Health Regulations

The influenza pandemic is providing the first major test of the revised International Health Regulations, which were approved by WHO Member States in 2005 and came into legal force in 2007. The Regulations provide an orderly, rules-based mechanism for coordinating the response to public health emergencies of international concern, such as that caused by the H1N1 pandemic virus.

Apart from protecting public health against the international spread of disease, the Regulations contain provisions for avoiding unnecessary interference with international travel and trade.

Under the provisions of the revised Regulations, an Emergency Committee advises the WHO Director-General on matters such as declaring a public health emergency of international concern, the need to raise the level of pandemic alert following spread of the H1N1 virus, and the need to introduce temporary measures, such as restrictions on travel or trade. Final decisions are made by the Director-General, as guided by the Committee’s advice.

All members of the Emergency Committee sign a confidentiality agreement, provide a declaration of interests, and agree to give their consultative time freely, without compensation. Members of the Committee are drawn from a roster of about 160 experts covering a range of public health areas. The framework for membership is set out in the International Health Regulations. Each State Party to the Regulations is entitled to nominate one member of the roster and additional experts are appointed by the Director-General. Recommendations of the Emergency Committee are immediately made public on the WHO web site together with the relevant decisions of the Director-General.
Strategic Advisory Group of Experts on Immunization

In responding to the pandemic, WHO has also drawn on advice from a standing body of experts, the Strategic Advisory Group of Experts on Immunization (SAGE), which advises WHO on vaccine use. Members of SAGE are likewise required to declare all professional and financial interests, including funding received from pharmaceutical companies or consultancies or other forms of professional engagement with pharmaceutical companies. The names and affiliations of members of SAGE and of SAGE working groups are published on the WHO web site, together with meeting reports and declarations of interest submitted by the experts.

Allegations of undeclared conflicts of interest are taken very seriously by WHO, and are immediately investigated.
Criticisms: understandable but unfounded

Public perceptions about the current H1N1 influenza pandemic, as well as national preparedness plans, were strongly influenced by a five-year close watch over the highly lethal H5N1 avian influenza virus, which was widely regarded as the virus most likely to ignite the next influenza pandemic. A pandemic caused by a virus that kills more than 60% of the people it infects is strikingly, and fortunately, very different from the reality of the current pandemic.

Adjusting public perceptions to suit a far less lethal virus has been problematic. Given the discrepancy between what was expected and what has happened, a search for ulterior motives on the part of WHO and its scientific advisers is understandable, though without justification.

WHO has consistently assessed the impact of the current influenza pandemic as moderate. WHO has consistently reminded the medical community, public, and media that the overwhelming majority of patients experience mild influenza-like illness and recover fully within a week, even without any form of medical treatment. WHO has consistently advised against any restrictions on travel or trade. Although influenza viruses are notoriously unpredictable, it is hoped that this moderate impact will continue throughout the duration of the pandemic.

http://www.who.int/csr/disease/swineflu ... index.html
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi sergio » ven dic 04, 2009 10:22 am

Penso anch'io che certi sospetti siano esagerati.
Mi convince, inoltre, il riferimento al virus dell'aviaria: potenzialmente pericoloso, ma fin qui poco diffuso. Appare quindi sensato pensare che, sembrando quella la minaccia più temibile di una nuova pandemia, si sia deciso di adottare la diffusione del contagio come criterio per passare alla fase 6.
Col senno di poi emergono i limiti di quella decisione e risulta auspicabile che i criteri vengano rivisti reintroducendo morbilità e mortalità, altrimenti si arriverebbe al paradosso che anche un raffreddore che si diffondesse in tutto il mondo verrebbe dichiarato pandemia. Col senno di poi, insomma, emerge il "grossolano errore di comunicazione" di cui parla Garattini.

Il problema è serio, perché c'è un'altra zona d'ombra: i vaccini non sono tutti uguali. Nonostante i proclami degli anti-vaccinisti, mi pare evidente l'efficacia dei vaccini contro il vaiolo, la poliomielite, la difterite ecc., ma l'efficacia dei vaccini per l'influenza è dubbia.
Come saprai, intervenendo in una discussione pubblicata su EpiCentro, Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità, Tom Jefferson ha sostenuto che:
- i vaccini nei bambini al di sotto dei 2 anni sono come il placebo;
- non vi sono prove che i vaccini prevengano le morti nei bambini e negli adulti;
- l’assenteismo degli adulti è ridotto di circa due ore;
- non vi è correlazione fra incidenza dell’influenza e copertura vaccinale negli anziani istituzionalizzati:
http://www.epicentro.iss.it/discussioni/antinfluenzale/jefferson_edit.asp
Le posizioni di Jefferson hanno suscitato un dibattito sul British Medical Journal, che EpiCentro sintetizza qui:
http://www.epicentro.iss.it/discussioni/antinfluenzale/pdf/risposterapide_Bmj.pdf
Mi pare significativo il giudizio di Jochen Mau, direttore dell'Istituto di statistica medica dell'Ospedale universitario di Duesseldorf che, a proposito dell'evidenza circa l'efficacia sul campo dei vaccini contro le influenze, ha detto: «come sottolinea Jefferson, questa non sembra convincente».

C'è poi la rischiosità dei vaccini. È noto (sta anche nei fogli illustrativi: http://www.emea.europa.eu/humandocs/PDFs/EPAR/focetria/package_leaflet/emea-pl-h385it.pdf) che i vaccini per l'influenza A possono provocare, in rari casi, la sindrome di Guillain Barré, ma i rari casi (meno di 1 su 10000) possono diventare non così rari se si vaccinano milioni di persone.
Mi ha colpito, inoltre, il più frequente rischio di reazioni allergiche (1-10 su 10000); sembra infatti che alcune delle persone morte in Germania dopo la somministrazione del vaccino siano rimaste vittime proprio di reazioni allergiche (http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_13/germania-muore-dopo-vaccino_81a73d90-d058-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml).
Come dice sempre Silvio Garattini, «i vaccini contro l’influenza – questa o quella stagionale o altre che emergeranno - non sono così efficaci come quelli contro la maggior parte delle altre malattie virali. Ogni volta che ci si deve vaccinare per l’influenza bisogna mettere sul piatto della bilancia i potenziali rischi» (http://www.federconsumatori.it/ShowDoc.asp?nid=20090902151713&t=news; nel comunicato si sottolinea anche la scarsa efficacia degli antivirali).

Considerando la scarsissima "severity" dell'influenza, la dubbia efficacia dei vaccini e una rischiosità che risulta trascurabile solo fino a che non si procede a vaccinazioni di massa, non c'è da stupirsi che l'intervista di Tom Jefferson a Der Spiegel sia stata pubblicata anche sul sito dell'Ordine dei medici di Torino (http://www.torinomedica.com/link_articolo_finestra.asp?id=1704) e che -- purtroppo quasi sommersi dal rumore creato da fantasiosi e deliranti complottisti -- siano frequenti proprio tra i medici i giudizi contrari al vaccino (potrei citare http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=109396, un sito di medici "veri", tra i quali un mio ex compagno di scuola, oppure http://www.psichesoma.com/vaccino-e-influenza-suina-perche-ho-deciso-di-non-farlo-i-dati-reali-quali-sono/). E infatti, stando agli ultimi dati comunicati da EpiCentro (http://www.epicentro.iss.it/focus/h1n1/pdf/flunews/FluNews_5.pdf) «gli operatori sanitari e sociosanitari che si sono vaccinati sono 146.129, pari al 14,1% del totale»: un po' pochino per quella che doveva essere la prima linea...
Potrei anche aggiungere che non ho ancora trovato -- tra il mio medico, i medici di amici e parenti e amici medici -- un solo medico che consigliasse di vaccinarsi contro l'influenza A.

In due parole: reagire a chi nega la validità dei vaccini in generale è sacrosanto, ma lo è pure esprimere seri dubbi sull'opportunità di una vaccinazione di massa contro una blanda influenzetta. Non si può fare di ogni erba un fascio.

L'aviaria appariva temibile e ha evidentemente (dichiaratamente) condizionato le scelte del WHO. Errare è umano e non è necessario pensare a complotti, ma c'è da sperare che quelle scelte vengano corrette presto. Soprattutto nel senso di evitare che scattino vaccinazioni di massa in situazioni di "severity" così bassa usando vaccini la cui efficacia è dubbia e la cui rischiosità (come dice lo stesso WHO), in quanto relativa a eventi rari, non può essere valutata con test clinici, ma solo « when pandemic vaccines are administered to many millions of people». C'è quindi da sperare che il WHO intervenga anche sulle valutazioni dell'efficacia e della rischiosità dei vaccini per l'influenza, tenendo nel debito conto le note pressioni esercitate dall'industria farmaceutica sui ricercatori e sulle riviste scientifiche.

In fondo, il WHO è un organismo politico e la politica dipende da quello che ognuno di noi, nel suo piccolo, pensa, dice e fa.
Se insistiamo tutti, in modo serio e non farneticante, sulla necessità di correggere l'evidente errore di non tener conto della "severity", nonché di contenere le pressioni dell'industria farmaceutica, possiamo dare una mano al WHO.
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi UlrikeS » ven dic 04, 2009 4:55 pm

A proposito delle critiche generiche al vaccino anti-influenzale e in modo specifico di quello contro l'influenza pandemica mi piacciono i seguenti post:

http://scienceblogs.com/insolence/2009/ ... luenza.php

http://scienceblogs.com/effectmeasure/2 ... atlant.php

A proposito, penso che se Jefferson facesse una meta-analisi del vaccino anti-vaiolo, arriverebbe alla conclusione che non funziona perché mancano gli studi RCT che lo provano. Se fossimo negli anni 60 chiederebbe probabilmente uno studio RCT ... A pensarci bene, ancora oggi ci sono tanti anti-vaccinisti che sono convinti che il vaiolo non sia stato eradicato dal vaccino.

Anche il vaccino anti-influenzale viene usato da moltissimi anni (più di 60) e a quei tempi gli studi che si facevano erano meno sofisticati. Oggi nessuna commissione etica approverebbe uno studio RCT con il vaccino anti-influenzale e Orac (vedi primo link) spiega molto bene il motivo. Jefferson chiede, visto che c'è il problema delle commissione etiche, di fare uno studio RCT in qualche paese remoto dove non c'è questo problema. Ti sembra una cosa accettabile? Vorrebbe dire vaccinare la metà e contare poi i morti che si potevano evitare con il vaccino.

Per giudicare se un intervento medico funziona o no non basta fare una meta-analisi.
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi sergio » ven dic 04, 2009 6:34 pm

Capisco che Jefferson possa risultare un personaggio controverso, ma che dire di Garattini? Anche lui dice che i vaccini per le influenze sono meno efficaci e che si deve fare un calcolo dei rischi. Si temeva un'influenza che facesse milioni di morti e su questa base è stato predisposto un piano che è scattato per un'influenzetta. Perché puntare a vaccinare milioni di persone contro un rischio bassissimo, aumentando così inutilmente l'esposizione a effetti collaterali? Se a questo si aggiunge la scarsa efficacia, cioè un'efficacia sicuramente minore di quella di altri vaccini, il calcolo dei rischi mi sembra facile: meglio non vaccinarsi.
Non a caso, i primi a non vaccinarsi sono proprio i medici.
E la gente, ovviamente, li segue. Sempre dall'aggiornamento di EpiCentro citato prima: «nella 48° settimana (23-29 novembre) sono state somministrate 116.510 dosi. Dall’inizio della campagna vaccinale, complessivamente sono state somministrate, per le categorie considerate prioritarie per la prima fase della vaccinazione, 611.425 prime dosi e 1.666 seconde dosi».
Il piano di vaccinare il 40% della popolazione (cioè 24 milioni di persone!) mi pare fallito miseramente, senza che per questo sia successo assolutamente nulla di catastrofico: pochi morti, quasi tutti con gravi patologie di altro tipo. Sappiamo tutti -- purtroppo io lo so per esperienza perché anni fa è morta così una persona cui ero molto legato -- che basta trascurare una normale influenza per andare incontro a rischi pesanti: basta voler rispettare un impegno di lavoro pur avendo 39 di febbre per correre il rischio di una polmonite virale bilaterale. Non sarebbe corretto attribuire morti come quella ad un virus, ma ora si tende a dare subito la colpa all'influenza A di qualsiasi morte "strana", come quella del bimbo di Lecce.
Ed è facile vedere chi si sia giovato di questo ingiustificato clima di terrore.
No Ulrike, non credo che sia una buona causa difendere tutti i vaccini solo perché si chiamano vaccini.
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi UlrikeS » ven dic 04, 2009 7:42 pm

sergio ha scritto:Capisco che Jefferson possa risultare un personaggio controverso, ma che dire di Garattini? Anche lui dice che i vaccini per le influenze sono meno efficaci e che si deve fare un calcolo dei rischi. Si temeva un'influenza che facesse milioni di morti e su questa base è stato predisposto un piano che è scattato per un'influenzetta. Perché puntare a vaccinare milioni di persone contro un rischio bassissimo, aumentando così inutilmente l'esposizione a effetti collaterali? Se a questo si aggiunge la scarsa efficacia, cioè un'efficacia sicuramente minore di quella di altri vaccini, il calcolo dei rischi mi sembra facile: meglio non vaccinarsi.


Il vaccino contro il virus pandemico dovrebbe essere invece molto efficace perché è diretto proprio contro il virus che circola e inoltre contiene un adiuvante. Il bilancio rischio/beneficio è a favore del vaccino contro l'influenza pandemica. Devi anche considerare che non si vaccina solo per evitare la morte ma anche per evitare la malattia e le complicanze. Guardare solo il numero dei morti non è il modo giusto ma si vede solo uno dei tanti aspetti. La malattia non ha benefici da offrire, il vaccino invece si.

Non a caso, i primi a non vaccinarsi sono proprio i medici.


Questa è una cosa molto triste che fa capire quanta ignoranza in materia e superficialità c'è anche fra molti medici.

E la gente, ovviamente, li segue. Sempre dall'aggiornamento di EpiCentro citato prima: «nella 48° settimana (23-29 novembre) sono state somministrate 116.510 dosi. Dall’inizio della campagna vaccinale, complessivamente sono state somministrate, per le categorie considerate prioritarie per la prima fase della vaccinazione, 611.425 prime dosi e 1.666 seconde dosi».
Il piano di vaccinare il 40% della popolazione (cioè 24 milioni di persone!) mi pare fallito miseramente, senza che per questo sia successo assolutamente nulla di catastrofico: pochi morti, quasi tutti con gravi patologie di altro tipo.


Si tratta di morti evitabili con un vaccino efficace e sicuro.

Sappiamo tutti -- purtroppo io lo so per esperienza perché anni fa è morta così una persona cui ero molto legato -- che basta trascurare una normale influenza per andare incontro a rischi pesanti: basta voler rispettare un impegno di lavoro pur avendo 39 di febbre per correre il rischio di una polmonite virale bilaterale. Non sarebbe corretto attribuire morti come quella ad un virus, ma ora si tende a dare subito la colpa all'influenza A di qualsiasi morte "strana", come quella del bimbo di Lecce.


Mi dispiace molto per la morte di questa persona.Se è stata una polmonite virale bilaterale non vedo perché non si dovrebbe attribuire la morte all'influenza. Per quanto riguarda il bambino di Lecce, è invece molto probabile che la causa di morte è stata l'influenza A perché quello che viene descritto è una delle complicanza dell'influenza riconosciute. Vedi:
http://swinefluwebmorg.blogspot.com/200 ... tante.html
http://www.cdc.gov/mmwr/preview/mmwrhtml/mm5828a2.htm

Ed è facile vedere chi si sia giovato di questo ingiustificato clima di terrore.


A quale clima di terrore ti riferisci? Io non ne ho notato niente, anzi in Italia la nuova influenza viene troppo banalizzata.

No Ulrike, non credo che sia una buona causa difendere tutti i vaccini solo perché si chiamano vaccini.


Personalmente non difendo i vaccini perché si chiamano vaccini. Per esempio sono contraria al vaccino contro il vaiolo perché è una malattia estinta quindi ci sarebbe solo un rischio ma quasi nessun beneficio (dico quasi perché ci sono studi che evidenziano una certa protezione da un tipo di cancro della pelle). E ci sono anche altri vaccini che non sono indicati qui da noi, se uno non viaggia in paesi a rischio (per esempio il vaccino contro la febbre gialla, la tubercolosi etc.). Sono a favore dei vaccini quando sono indicati e il bilancio rischio/beneficio è a loro favore.
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi marcellop » dom dic 06, 2009 9:00 pm

Scusate il ritardo, il thread ha preso una piega diversa ma volevo dire una cosa sulla questione delle fonti OMS.
Neanche io mio oriento bene nella documentazione OMS, ma come si legge da questa pagina il documento del 1999 linkato da sergio è stato sostituito da un documento del 2005:

This document has been replaced by:
The role of WHO and recommendations for national measures before and during pandemics
WHO/CDS/CSR/GIP/2005.5


fonte: http://www.who.int/csr/resources/public ... C_99_1/en/

Il documento del 2005 (che per qualche motivo non è linkato nella corrispondente pagina del sito OMS) è quello che avevo postato io. A sua volta questo è stato sostituito dal documento dell'Aprile 2009, che è quello cui tutti fanno riferimento. Può darsi che da qualche parte nei documenti OMS ci sia una esplicita definizione di pandemia, ma la mia impressione è che invece il testo di riferimento sia proprio questo, perché nei vari documenti governativi non solo italiani (non che li abbia letti tutti!) non ho visto citato altro, e le figure che si trovano in circolazione mi sembrano tratte da lì.

Personalmente credo che le righe cancellate dal sito OMS non sarebbero mai dovute comparire, sono davvero stupide, dopo di che non ci vedo niente di male che nelle varie discussioni si affermi il rischio di gravi conseguenze.
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Re: WHO e la definizione di pandemia

Messaggiodi marcellop » dom dic 06, 2009 10:23 pm

Sergio, non starai correndo un po' troppo?

Si temeva un'influenza che facesse milioni di morti e su questa base è stato predisposto un piano che è scattato per un'influenzetta. Perché puntare a vaccinare milioni di persone contro un rischio bassissimo, aumentando così inutilmente l'esposizione a effetti collaterali? Se a questo si aggiunge la scarsa efficacia, cioè un'efficacia sicuramente minore di quella di altri vaccini, il calcolo dei rischi mi sembra facile: meglio non vaccinarsi.


In Italia, il piano che è scattato mi sembra si sia limitato a prenotare i vaccini e a rimpolpare le scorte di antivirali, secondo regole di mercato che in questo caso mettevano il venditore in una posizione più forte del compratore. La rete di sorveglianza epidemiologica ha iniziato a lavorare a metà ottobre e non è ancora a punto (come oggi viene ammesso per la regione Marche, ma non mi pare l'unico caso). Anche la rete per il monitoraggio delle ospedalizzazioni non funziona a pieno regime. Dei decessi siamo informati da comunicati ministeriali senza poter sapere a quale settimana vadano riferiti. Durante la fase di accelerazione verso il picco epidemico le scuole sono rimaste aperte. Non lo definirei uno sforzo gigantesco.

Come si fa il calcolo dei rischi? A posteriori è una cosa facile, ma teniamo a mente che oltre a riflettere sul recente passato dobbiamo continuare a guardare al prossimo futuro. Abbiamo (probabilmente) superato il picco della prima ondata epidemica, e se si esclude la testimonianza di alcuni pediatri che hanno avuto a che fare con questa "influenzetta" le cose sono andate molto meglio del previsto. Ma una larga fetta di popolazione è ancora suscettibile per una eventuale seconda ondata: chi ci dice che (se ci sarà) sarà simile alla prima? Nessuno può dirlo: i rischi futuri dovuti a questa pandemia sono semplicemente impossibili da calcolare.

Non è mia intenzione fare allarmismo, il problema è che le incognite sono ancora troppo numerose per fare previsioni. Una gestione razionale del rischio però non si pone tanto l'obiettivo di evitare qualsiasi danno, ma di evitare (ridurre) quei danni che possono essere evitati. L'efficacia del vaccino pandemico non mi sembra sia stata messa seriamente in discussione da nessuno, semmai si dice che gran parte dei casi di influenza sono sindromi influenzali causate da agenti diversi dall'H1N1. In questo caso si mette in discussione la stessa esistenza della pandemia da H1N1, e ciascuno è libero di credere quello che vuole, ma sono contento che la maggior parte dei governi si attenga alle indicazioni dell'OMS e "veda" un rischio pandemia. Dopo di che la vaccinazione non risolve tutto, ma è una parte importante della riduzione del rischio collettivo.

Le reazioni avverse alla vaccinazione ci sono, e per questo ciascuno dovrebbe parlarne con il proprio medico, ma il problema è più generale. Ti faccio l'esempio dei "free riders", quelli che "viaggiano gratis" approfittando dell'immunità di gregge data dalla vaccinazione del resto della comunità in cui vivono. Il calcolo dei costi e dei benefici in questo caso è ovvio: non pago il costo della vaccinazione e ho comunque il beneficio di non ammalarmi perché quelli intorno a me non possono contagiarmi. Chiaramente, se tutti ragionassero da free riders il risultato sarebbe un danno per tutti, compresi loro. L'esempio non è certo applicabile al caso attuale, ma fa capire come decisioni individuali apparentemente razionali possono dare luogo a un comportamento collettivo irrazionale. Quindi il calcolo costi/benefici a livello individuale non dà sempre i migliori risultati.

Applicando il ragionamento alla situazione attuale, se qualcuno pensa che siccome finora non è successo niente, allora non succederà niente, allora è inutile correre il rischio della vaccinazione, non sta facendo un calcolo costi/benefici ma sta esagerando il valore del "costo zero" della non-vaccinazione, tanto da non vedere alcun rischio. E' lo stesso che avviene nel marketing: se assieme a un prodotto offrono una cosa inutile ma gratis (costo zero), è più probabile che le persone accettino l'offerta rispetto a un prodotto con un buono sconto per qualcosa di utile, con cui si risparmia ma si deve comunque pagare qualcosa. La morale che vorrei trarre è che le persone agiscono raramente in base a un calcolo costi/benefici corretto.
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